“La felicità non deriva (solo) dai soldi, l’infelicità troppo spesso sì.”
Cit. Inside Money
Associamo spesso i concetti di “libertà” e “felicità” ai soldi senza saper collegare il pensiero ad azioni concrete, né riconoscere un vero nesso causale tra denaro, libertà e felicità.
La felicità la trovi nell’equilibrio, nell’apprezzare ciò che abbiamo, sperimentare, fare nuove esperienze. La trovi nella condivisione, nel superare gli imprevisti della vita e potersi dedicare alle persone a noi care.
L’essere umano, per essere felice, dovrebbe almeno soddisfare tutti i bisogni basilari: avere un tetto sopra la testa, mangiare, potersi permettere delle cure.
A seguire, la felicità aumenta in base all’autorealizzazione, alla salute mentale e fisica, alle relazioni sociali, al senso di appartenenza.
“Sì, tutte cose belle, ma come si raggiunge la felicità? Quanti soldi servono per essere felici?”
Ecco la domanda vera.
La risposta che sentiamo più spesso è un numero: 75.000 dollari.
La cifra deriva da uno studio del 2010 di Daniel Kahneman e Angus Deaton su oltre 450.000 americani, in cui hanno suddiviso due tipi di benessere:
- il benessere emotivo quotidiano, cioè quanto ridi, quanto ti senti stressato o preoccupato nella giornata appena vissuta.
- la valutazione complessiva della vita, quanto giudichi la tua vita soddisfacente.
Guadagnare più di 75.000 dollari non produceva una crescita del benessere emotivo quotidiano. Sotto quella soglia, invece, ogni dollaro in più abbassava lo stress in modo misurabile poiché andava a coprire bisogni basilari come l’affitto, le bollette, la spesa imprevista.
La valutazione complessiva della vita, invece, continuava a salire con il reddito senza un tetto massimo. I 75.000 dollari valevano solo per l’umore di tutti i giorni, non per il giudizio complessivo sulla propria vita.
I 75.000 dollari del 2010, aggiustati all’inflazione di oggi sono circa 110.000 dollari, poco più di 95.000 euro. Una cifra “americana”, calcolata su un solo Paese che vale relativamente poco se paragonata alla vita altrove.
Nel 2021 c’è stato un interessante sviluppo.
Il ricercatore Matthew Killingsworth ha pubblicato uno studio che sembrava smentire quello del 2010; tramite un’app che chiedeva alle persone di valutare il proprio umore più volte al giorno ha valutato il benessere emotivo. Con questo esperimento ha dimostrato che il benessere continuava a salire anche ben oltre i 75.000 dollari, senza alcun tetto. Contrariamente a molti altri casi di studi divergenti, nel 2023 Killingsworth e Kahneman hanno deciso di lavorare insieme — coadiuvati dalla psicologa Barbara Mellers — per capire perché i loro dati non coincidevano.
Per la maggior parte delle persone la felicità continua davvero a salire con il reddito, senza un vero limite. Ma esiste una minoranza - circa una persona su cinque - per cui oltre i 100.000 dollari la felicità smette di crescere.
Spesso quella minoranza sta già attraversando una sofferenza che i soldi, da soli, non possono curare: un lutto, una malattia, una relazione finita.
Sembra un dettaglio ma in realtà è uno degli insegnamenti più concreti che nessuno cita quando parla di reddito e felicità.
Ad impattare sul livello del reddito che conduce alla felicità sono:
- La formazione e lo status sociale
- Lo Stato in cui viviamo e il livello di assistenzialismo
- Lo stile di vita e le persone “a carico
- Le attitudini personali e i bisogni di autorealizzazione
- Le relazioni sociali e la salute
Le variabili in gioco sono troppe per calibrare una cifra che si adatti alla vita di ognuno, in qualsiasi Paese e contesto.
L’aspetto comune che emerge in ogni studio è che costruire un rapporto sano con i soldi riduce lo stress e aumenta il benessere finanziario.
Ci sono persone che hanno un rapporto conflittuale con i soldi, chi rifiuta la loro importanza e centralità nella vita.
C’è chi, nell’incapacità totale di comprendere lo scopo del denaro, lo spende tutto non appena possibile. Altri invece si irrigidiscono in posizioni estremiste con rinunce eccessive, per non separarsi dai soldi.
È l’uso che decidiamo di farne e il rapporto che abbiamo con il denaro che determina soglie di soddisfazione e relativa felicità.
Lo psicologo Mihaly Csikszentmihalyi già nel 1999 nel saggio “se siamo così ricchi, perché non siamo felici?” affrontava il tema della relazione soldi-felicità. La sua conclusione appare semplice: il benessere materiale, da solo, non intercetta le fonti reali della felicità.
La felicità non dipende dai beni accumulati bensì dal tipo di attività o sfida che si affronta, e dal relativo coinvolgimento attivo che infonde gratificazione e riduce lo stress.
Il denaro come mezzo
Accumulare denaro fine a sé stesso è una scelta discutibile e inefficace. Non restituisce nulla alla nostra vita.
Accumulare denaro in modo organizzato, a seguito di una corretta pianificazione, è invece la base per raggiungere la serenità finanziaria.
“Il denaro è solo uno strumento. Ti porterà ovunque desideri, ma non ti sostituirà come autista.”
Cit. Ayn Rand
Il denaro è il mezzo attraverso il quale si può decidere cosa fare e cosa non fare.
Non un mezzo di pagamento per soddisfare bisogni effimeri, materiali, la cui utilità spesso è fine a sé stessa.
Un mezzo per poter godere del presente e programmare il futuro.
Un mezzo per poter indirizzare le nostre scelte.
Un mezzo per ridurre le preoccupazioni.
Un mezzo per comprare tempo.
Il denaro è il facilitatore, è ciò che spesso separa il desiderio dalla sua realizzazione.
Tramite il denaro puoi proteggere chi ami, puoi supportare cause che ti stanno a cuore, puoi fare esperienze che arricchiscono la tua vita, puoi toglierti sfizi senza sensi di colpa. Puoi accrescere il valore e la qualità delle relazioni che, come vedremo più avanti, sono tra gli elementi fondanti della felicità.
Il Denaro rende liberi?
Il denaro è solo un aspetto della vita. È opinione comune che gli affetti e la salute siano prioritari.
Ma il denaro, certamente, rende liberi.
Liberi di scegliere.
“Il denaro, nella sua essenza, è la misura delle scelte di un uomo.”
Cit. Marty Byrd, dalla serie Ozark
La possibilità di avere alternative di fronte alle scelte quotidiane e alle sfide che la vita ci pone è quanto più si avvicina al concetto di libertà.
La possibilità di dire “no” a un lavoro mal pagato. La possibilità di aiutare un familiare in difficoltà o di pagare l’università ai tuoi figli. La possibilità di cogliere un’opportunità quando si presenta. La possibilità di prenderti una pausa quando ne hai bisogno o di organizzare una vacanza senza troppi calcoli.
Il non dover scendere ogni volta a compromessi.
Le scelte obbligate, spesso, derivano dalla mancata pianificazione.
Pianificare vuol dire governare tutte le variabili note oggi per vivere al meglio il presente e affrontare con serenità le scelte future.
La pianificazione non è un segreto per diventare “ricchi”.
La pianificazione è il processo che ti guida, la benzina devi mettercela tu, con il reddito che produci e il capitale umano che possiedi.
Prima di proseguire serve una distinzione.
Il concetto di libertà affrontato in questo pezzo è riferito alla sola possibilità di scelta.
Nel panorama dell’intrattenimento e dell’informazione finanziaria in Italia si parla da qualche anno di libertà finanziaria intesa come FIRE (financial independence retire early). Il FIRE è una filosofia che si basa sull’accumulo di un capitale tale da poter decidere di ritirarsi anticipatamente dal mondo del lavoro, e vivere di rendita. Ti parlerò di FIRE in futuro, non è questo il momento.
Il tempo
Il tempo è un bene astratto, limitato, prezioso. È quanto scandisce le tue giornate, i cicli della vita, i momenti passati in famiglia, con gli amici.
La tua libertà (e la libertà di scelta) è senza dubbio in funzione del tempo.
Il tempo è quanto di più raro abbiamo e l’unico mezzo attraverso il quale possiamo “comprare il tempo” è il denaro.
Una sua particolarità è che esso assume maggior valore se condiviso.
Ma c’è un motivo preciso per cui la condivisione conta così tanto, ed è quanto ha approfondito l’economista italiano Luigino Bruni chiamando “beni relazionali” tutto ciò che ha valore solo se condiviso. Un’amicizia vera, una cena in compagnia, una conoscenza senza secondi fini. Tutto questo, a differenza di un’auto nuova o di una borsa firmata, non si consuma con l’abitudine.
Chi non vorrebbe avere più tempo per i propri hobby?
Chi non vorrebbe smettere di lavorare in un’età ragionevole?
Chi non vorrebbe avere più tempo da dedicare ai propri cari?
Chiunque.
Poi però le domande si scontrano con la realtà.
“Posso permettermelo?”
“E se succedesse qualcosa? Avrò i soldi da parte per eventuali imprevisti?”
“Potrò aiutare un famigliare o sostituire la macchina in caso di bisogno?”
Il denaro, se non correttamente gestito, può essere un’ossessione.
Gestire le proprie finanze e pianificare oggi ti libera dall’ossessione del denaro domani.
Gli imprevisti capiteranno.
La macchina si romperà, spese mediche non preventivate salteranno fuori, le bollette cresceranno, i tuoi figli anche.
Non è questione di “se”, ma di “quando”.
E allora:
Se è vero che il denaro può acquistare tempo,
Se è vero che il tempo ci aiuta ad essere liberi,
E se è vero che la libertà ci aiuta ad essere felici,
Possiamo dire che il denaro può aiutarci a raggiungere la felicità. Quella reale, sostanziale, non quella materiale.
Ma quindi i soldi fanno la felicità?
Prima di rispondere dobbiamo definire cos’è l’utilità marginale del denaro, cioè la soddisfazione che si ha consumando o possedendo un’unità monetaria in più.
Il crescere della soddisfazione è limitato, soggettivo e non esponenziale.
Se hai molta fame, il primo spicchio di pizza che mangi è pura salvezza. Il secondo è soddisfazione e gioia. Il terzo e il quarto riempiono definitivamente il tuo stomaco, ti saziano. L’ingordigia ti porta a continuare, a non averne mai abbastanza.
Ma la soddisfazione nell’assaporare in bocca l’ennesimo spicchio non c’è più, l’utilità nel dare ancora un altro morso è quasi nulla ormai.
Questa è l’utilità marginale.
Così come per il cibo, l’utilità marginale del denaro è decrescente.
Nel 1974 l’economista Richard Easterlin osservò che nei decenni in cui il PIL di un Paese cresceva enormemente la felicità media della popolazione restava quasi immobile. Il motivo è che il nostro benessere non dipende solo da quanto guadagniamo, ma dal confronto continuo con quanto guadagna chi ci circonda: colleghi, vicini, quel profilo che segui sui social (e che forse dovresti smettere di seguire). Se il tuo stipendio cresce del 10% ma quello del tuo gruppo di riferimento cresce del 20%, puoi finire per sentirti più povero di prima. È il motivo per cui un aumento aspettato per anni, dopo qualche settimana, smette di farti sentire bene.
A questo si lega anche il concetto di adattamento edonico, ovvero la tendenza della mente a tornare ad un livello stabile di felicità dopo un evento che ne ha causato un picco positivo (o negativo).
Comprare una nuova macchina o una nuova casa inizialmente ci esalta, ma poi tutto si appiattisce. E allora dobbiamo costruire il portico, aggiungiamo la piscina, dopo due anni pensiamo di cambiare di nuovo macchina.
L’adattamento edonico è quella tendenza che ci porta a non essere mai soddisfatti, a non avere mai abbastanza.
“Non è povero chi ha poco, ma chi desidera sempre di più.”
Cit. Seneca
Questa citazione è sempre pungente ed attuale.
La mente però non è pronta a giudicare correttamente.
Non è pronta a fissare in modo ragionevole il concetto di abbastanza.
Definire il nostro concetto di abbastanza - dal punto di vista finanziario e più in generale esistenziale - ci aiuta a vivere in modo più sereno ed è forse una delle competenze più sottovalutate per il benessere finanziario. Perché si può essere infelici anche se si è ricchi.
Quindi sì, i soldi fanno la felicità, ma con alcune condizioni necessarie.
E se c’è una verità assoluta, che coinvolge chiunque, è che:
“Il denaro non compra la felicità quando il tuo problema non è il denaro”.
Cit. Inside Money
Ora fai questo.
Chiediti se ciò che ti manca e desideri oggi dipende esclusivamente dal denaro oppure no.
Chiediti se pianificare e gestire in modo efficace i tuoi soldi potrebbe ridurre il tuo stress e forse aiutarti a raggiungere quel che oggi vedi lontano.
In molti casi non è la cifra sul conto che ti impedisce di essere finanziariamente sereno. È l’assenza di un piano che ti dica cosa puoi permetterti oggi e cosa puoi raggiungere domani. È la mancanza di controllo sui tuoi soldi.
Se vuoi dirmi cosa rappresentano per te i soldi, come li colleghi alla tua felicità, scrivimi a info@insidemoney.net
Il concetto di abbastanza, la libertà di scegliere, la possibilità di comprare tempo, la soddisfazione che deriva dai “beni relazionali”, l’utilità marginale del denaro, il limitato benessere che i beni materiali procurano; conoscere questi pensieri legati ai soldi farà di te un risparmiatore migliore e un investitore più consapevole.
Ritorneremo su questi concetti più volte nel tempo, perché le cose importanti non vanno dimenticate.
Scegliere di seguire questa newsletter è il primo passo per approcciare in modo più sano e consapevole la gestione del tuo patrimonio, per il tuo benessere finanziario.
Ci rivediamo qui, ogni martedì, con Inside Money.


